
Il 1976 è il mio primo anno bisestile, ho tanti bei ricordi di quest’anno speciale, anche se non ne ricordo nessuno.

Suppongo che siano annidati in qualche anfratto del mio cervello, ma per me sono solo fotografie in bianco e nero che ho visto e rivisto negli anni a seguire:

io che cerco di sparare con una pistola giocattolo premendo disperato il cerchietto esterno anziché il grilletto, l’anniversario dei miei genitori, il furgoncino per le consegne dei miei adibito per l’occasione a camper e il viaggio lungo l’Italia fino in Sicilia (questo in realtà era nell’estate del 1978 e di ricordi ne ho un po’, tipo quando ci siamo insabbiati in una spiaggia e dei ragazzi ci hanno aiutato spingendo il furgoncino, o il mio continuo chiedere a mia madre di comprare il nuovo numero del Corriere dei Piccoli, ma lo annovero nel ‘76 perché è poetico e ci sta bene).

Grazie a una ricerca grossolana vengo a conoscenza del fatto che in Africa veniva scoperta l’ebola, che alcuni stati della civilizzatissima America ripristinavano la pena capitale e che in Cina moriva Mao Tse-Tung. In Italia usciva il primo numero de La Repubblica e veniva vietata la proiezione dell’Ultimo Tango a Parigi.
Il Friuli era devastato dai terremoti e a Torino cominciava il processo contro il nucleo storico delle Brigate Rosse. Ah, giusto per dare qualche briciola agli amanti dello sport, Gimondi vinceva il giro d’Italia e il Torino lo scudetto.
Musicalmente il 1976 è un anno di transizione, il progressive non è più sinonimo di buon rock e i pezzi lunghi iniziano a stancare la gente. La dance cattura sempre più seguaci, anche tra chi si dichiara sostenitore della musica d’autore. In Italia qualsiasi cantante che arrivi a pubblicare un disco può contare su buoni arrangiatori e strumentisti di ottima qualità, motivo per cui anche canzoni decisamente brutte sono riuscite a resistere al logorio del tempo e vengono ascoltate ancora oggi.
Vediamo cosa si poteva comprare in un negozio di dischi: Hotel California degli Eagles, (disco scopiazzatissimo da Umberto Tozzi, ce l’ho…), R.E.O. dei Reo Speed Wagon (carino, ma manca), A new world record degli Elo (Livin’ thing, Do Ya… bello, ce l’ho), Boston dei Boston (More than a feeling… manca), Tales of mystery and Imagination degli Alan Parsons Project (il loro primo disco, ce l’ho e lo avrei quasi fatto vincere), Disco Inferno dei The Trammps (manca), Alla fiera dell’Est di Branduardi (canzone a parte lo considero l’apripista del bellissimo La pulce d’acqua dell’anno successivo, ce l’ho), Sugo di Eugenio Finardi (La radio, Musica ribelle… peccato, mi manca).

E poi c’era un disco che non ha fatto un granché successo quando è uscito, ma che il tempo ha consacrato come una pietra miliare della musica italiana.
Ladies and gentlemen… the winner is: Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano.
Standing ovation.
Facciamo ora un salto in libreria, vediamo cosa ci poteva consigliare il nostro libraio di fiducia: Guerre stellari, tratto dal film non ancora uscito (boh, sarà che i Queen dicevano Jaws was never my scene And I don’t like Star War, ma non mi convince), Amici Miei (anche qui tratto dal film, che noia!), La scelta di Sophie (ok, ma non in Italia, qui è uscito nel 1980), Addio Miss Marple (primo libro postumo della Christie, io però stravedo per Ten Little Niggers, amiricanamente detto And Then There Were None: Dieci piccoli indiani).
Insomma, non è che offrisse un granché questo 1976! Così mi tocca far vincere Stefano Benni con Bar Sport, che non è certo un capolavoro, ma è simpatico.

Dopo quattro chiacchiere al Bar Sport è arrivata l’ora di andare al cinema.
Nel 1976 sono usciti Carrie e Taxi Driver, che mi sono piaciuti moltissimo, ma che non posso far vincere perché Carrie ha già vinto come libro del 1974 e la coppia De Niro-Scorsese ha già ottenuto il mio super premio con Mean Streets del 1973.
Poi c’è questo cortometraggio giapponese interessante… UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga, va be’ ma non posso far vincere un cartone animato (per quanto nel 1976 immagino che lo avrei fatto vincere volentieri).
Ah, c’era anche Rocky (il primo, ossia un bel film che non ha niente a che vedere con la saga di Stallone, con Proietti doppiatore, tra l’altro).
D’accordo, taglio corto che l’ho tirata troppo per le lunghe stasera.
Il vincitore è il mattonissimo ma ugualmente bellissimo Novecento di Bernardo Bertolucci.

320 minuti di film diviso in due parti con attori strepitosi, musica capolavoro di Morricone e scene memorabili: dal maiale squartato da Depardieu (Bertolucci aveva già filmato un corto su questo tema, se non ricordo male è stato uno dei primi suoi lavori degli anni 50), al quasi pornografico gioco a tre con la prostituta epilettica De Niro/Depardieu/Casini, al terribile infanticidio commesso dalla coppia Sutherland/Betti.
Voto 20+

Ci vediamo nel 1977.
Ciao
D.