Domenica scorsa, complice le piogge dei giorni precedenti, ho deciso di fare un salto a vedere la cascatina del rio Scarpe.
Per chi non lo sapesse, la cascata è facile da raggiungere, anche con i bambini. Si trova tra Pieve e Bogliasco, sopra Campodonico. La forma il rio Scarpe, quello che sfocia presso la scogliera Pontetto, per intenderci.
Ci sono diverse strade per raggiungerla, vi indico le più facili.
Da Bogliasco si sale la scalinata che da via Pale costeggia l’agriturismo. Dopo si prosegue lungo il sentiero nel bosco, salendo fino all’incrocio con una stradina in piano (quella del video sopra).
In breve, andando verso Bogliasco si trovano il vecchio lavatoio e la cascata.

Attenzione però che in alcuni punti la salita è ripida.
Da Pieve bassa invece si percorre via alla Chiesa. Arrivati alla Taverna si sale la scalinata di via Banchero fino all’incrocio con via Consiglieri. Da qui si procede verso Bogliasco. Dopo la cisterna si entra nel bosco e ben presto (piogge volendo) si comincia a sentire lo scroscio dell’acqua, per poi vedere la cascatina spuntare tra gli alberi in tutta la sua bellezza.

Quest’ultimo tragitto è più lungo, ma è il più semplice.
Segnalo per i temerari la salita in mezzo al bosco sopra via Campodonico che costeggia il torrente. Lungo questa si possono vedere altre cascatine più piccole.
A mio avviso è il percorso più bello, ma è un po’ difficile.
Come potete notare nei due video sopra le piogge dei giorni scorsi hanno fatto il loro dovere, infatti la cascatina era in ottima forma.
Insomma… già che ero sulla strada, a più di un anno di distanza dalla mia avventura nel discendere l’antica vicinale del Pian ho pensato di ributtarmi nell’impresa, per vedere se le cose fossero cambiate.
Ebbene no, le cose sono pressappoco le stesse di allora. Purtroppo.
Anche se, a essere sinceri, il primo tratto e l’ultimo sono più puliti.
L’imbocco della vicinale è facile da trovare, è vicino alla cisterna, davanti a un cartello arrugginito che ricorda inutilmente che è vietato gettare rifiuti e bla bla bla.
Per aiutarci qualche gentile passante ha lasciato una segnalazione inconfondibile: un vecchio ferro da stiro poggiato su un muretto. Peccato che nessuno abbia donato alla cittadinanza anche un asse da stiro, poteva essere utile una stireria per sistemare i vestiti prima della discesa.
Il primo tratto è ripido, e la discarica di pietre (che dopo ogni alluvione vengono portate a valle, ne sanno qualcosa i proprietari delle fasce sopra via alla Chiesa) non agevola la discesa.

Siccome costeggia una proprietà recintata ci si può aiutare appoggiandosi al muretto.
Rotolando verso valle un’unica domanda mi rimbombava in testa. Non “chi me l’ha fatto fare”, ma “come mai l’hanno chiamata vicinale del Pian, vista la pendenza?”.
Ma come mi ha fatto notare il più alto esperto in materia, Michele Picco, probabilmente la dicitura corretta è Piou, poi modificato in Pion, ovvero pelato, toponimo abbastanza diffuso che dà nome anche alla cisterna.

Comunque sia, forse avrei dovuto scegliere un giorno migliore, perché scivolare era davvero facile, ma in qualche modo e poco tempo, tra vecchie bottiglie rotte, massi, foglie bagnate e fango sono arrivato a metà percorso.
Qui lo stesso cespuglio di rovi e corbezzoli che avevo incontrato la volta scorsa ostruisce ancora il passaggio. Stavolta però, memore dell’esperienza passata, ho deviato subito in mezzo al bosco per aggirarlo senza grandi difficoltà.
Rientrando nella vicinale sono sceso ancora poco e ho raggiunto l’albero della foto sotto che annuncia la fine di tutto.

A questo punto mi restavano tre possibilità.
La prima era tornare indietro, ma a me non passava nemmeno per la testa.
La seconda era ripiegare a destra, in mezzo al bosco. Solo che non ci sono sentieri segnati.
La terza, quella che ho scelto, era passare il cancelletto messo per bloccare i cinghiali sulla sinistra.
Siccome i cinghiali sono dotati di capacità sorprendenti il cancelletto è stato bloccato così bene che l’unica maniera di oltrepassarlo è stata scavalcarlo.
Prima però non poteva mancare una visitina al monumento locale: il water del Pian.

Dopo il cancelletto, c’è un breve tratto prima di incontrare un secondo cancello più alto.
La volta scorsa ero scivolato, quindi ho fatto particolare attenzione. L’erba era alta, meglio scendere con cautela.

Passato anche il secondo ostacolo blocca cinghiali sono entrato nella parte finale del sentiero.
Qui la situazione è migliorata notevolmente perché è stato appena ricostruito un muretto. Magari un po’ di attenzione in più per le recinzioni delle fasce confinati sarebbe stata gradita dai proprietari, specie da quelli che hanno dovuto lavorare parecchie ore per risistemare il reticolato, ma va bene così.

Oltrepassato l’incrocio con via Campodonico, ora raggiungibile con una scala di legno, sono arrivato in via alla Chiesa.
Spero solo che a fine lavori sia il bivio per via Campodonico, sia la vicinale del Pian rimangano accessibili.

Lo scopriremo solo vivendo, come diceva l’immenso Lucio Battisti.
Ma non preoccupatevi, io continuerò a monitorare.

E con questo e tutto.
A presso
D.