Dopo l’escursione lungo la vicinale del Pian ho deciso di provare a percorrere un altro sentiero semi-dimenticato: la strada vicinale della Pinea.
Questa volta, quindi, mi sono spostato sul versante levantino della collina di Pieve Ligure, quello sopra Sori.

Diciamo che sia dal punto di vista estetico, sia dal punto di vista pratico questo sentiero non ha una particolare rilevanza, ma ciò non toglie che, trattandosi di un percorso pubblico, è ugualmente un bene comune del quale tutti abbiamo il diritto di usufruire.
Il primo tentativo
Esattamente due settimane fa ho fatto il primo tentativo: seguendo la mappa dell’immagine sopra ho provato a percorrere la Pinea partendo dal basso, ossia da Via Priaruggia (sopra via Solimano di Sori).

La prima scala, a parte il fatto che è stretta, che ci sono alcune pietre portate delle ultime piogge e che è piuttosto pendente, è facilmente percorribile.

Dopo l’incrocio con il sentiero che va verso i campi sportivi cominciano le prime difficoltà.

Dopo qualche gradino di cemento la salita si presenta stretta e pendente. Ci sono anche molti ciottoli, ma nell’insieme il passaggio, che taglia a metà due proprietà private, entrambe delimitate da reti di recinzione metalliche, è relativamente pulito. L’erba non è alta e non ci sono rovi.

Di recente deve essere passato di qui un cinghiale, ne sono prova i diversi escrementi che ho trovato qua e là. Uno in particolare ha colpito la mia attenzione, perché sembrava opera di un cinghiale civile ed educato. La povera bestia, infatti, dopo aver defecato lontana da occhi indiscreti, si è pulita con una salvietta e l’ha usata per coprire le deiezioni.

Dopo un paio di minuti sono arrivato alla fine delle recinzioni e mi sono trovato in mezzo a delle fasce non pulite.

Tra alberi e cespugli ho cercato di riconoscere il sentiero, ma non ne sono stato capace e sono tornato indietro.

La discesa ha richiesto più tempo rispetto alla salita per via delle pietre a terra, ma in pochi minuti sono arrivato in fondo.

Il secondo tentativo
Guardando la mappa catastale si vede un’altra via che si congiunge alla vicinale della Pinea: la salita che comincia tra le particelle 148 e 415.

Il tracciato del primo tentativo è invece quello tra le particelle 168 e 170. A grandi linee dovrei essere arrivato poco più su della 168.

L’ingresso della salita si trova davanti a una casa color verde acqua. La scala è pulita e ordinata, e sembra portare solo a un’abitazione privata.

Raggiunto il cancello dell’abitazione, la salita prosegue in maniera più spartana, ma un tronco posizionato all’inizio del sentiero ne scoraggia il passaggio. Un po’ per questo blocco e un po’ perché la mappa non riporta il nome della strada, ho deciso di tornare indietro.

Amareggiato mi sono detto che, nei giorni a venire, avrei ritentato l’impresa partendo dall’alto, ossia da via Chiossa.
Il terzo tentativo
E così siamo arrivati a oggi: festa della mamma 2021 (ne approfitto per fare gli auguri a tutte le mamme, soprattutto alla mia e a quella dei miei figli).

A Pieve Alta si entra nella vicinale della Pinea dalla località Mû.


Il primo tratto è stato pulito di recente ed è facile da percorrere.

Dopo una breve discesa abbastanza ripida si arriva a un piccolo spiazzo, sotto al quale c’è un ammasso di ciottoli che ho confuso per un fosso asciutto (corsi d’acqua, però, in questa zona non ce ne sono).

Dallo spiazzo si avanza senza problemi lungo il sentiero che costeggia una proprietà privata.


Ben presto si raggiunge un punto panoramico dalla vista mozzafiato sul Promontorio di Portofino. Qui comincia una discesa pendente.

Alla fine della discesa finisce anche la parte pulita del sentiero e cominciano le difficoltà.

Dopo aver incontrato un cancello chiuso, ci si immette in un nuovo sentiero stretto tra due proprietà private.


Si avanza più o meno tranquillamente fino al raggiungimento di un cancello per bloccare i cinghiali.


Passato il cancello si continua a costeggiare la recinzione.

Il percorso, sempre stretto tra due proprietà private, è rettilineo e pianeggiante.
Alla fine della recinzione ho provato a infilarmi sotto gli arbusti, alla ricerca di un sentiero che cominciasse a scendere. Non avendolo trovato sono tornato a costeggiare il muretto che avevo abbandonato.

La presenza di arbusti e rovi ha reso faticoso il proseguimento.

Ho fatto avanti e indietro diverse volte perché non riuscivo a capire da che parte dovessi procedere e questo mi ha fatto presumere che, se anche fossi salito dalla seconda scalinata di via Priaruggia, non sarei arrivato in nessun sentiero riconoscibile.
Dopo diversi tentativi di discesa andati a vuoto sono tornato a costeggiare il solito muretto.

A un certo punto ho trovato una bottiglia a terra e ammetto che vederla, cosa che in genere mi irrita, mi ha fatto sentire più tranquillo.
Mi sono detto: se qualcuno è passato di qui e si è bevuto una birra significa che questo posto (chissà quando) è stato un sentiero… quindi non sto vagando in mezzo al nulla.
Dopo un po’, però, è comparsa una recinzione che mi ha sbarrato la strada.

Non mi restava dunque che scendere. Tra i rovi.

Per fortuna sono arrivato in un nuovo punto panoramico e sono riuscito a orientarmi.
Ho capito che non ero lontano dalle fasce che avevo raggiunto qualche settimana prima, durante il primo tentativo.

Scendendo rannicchiato tra i rovi, sentendomi una via di mezzo tra un cinghiale e il militare di un film che si esercita appiattendosi sotto al filo spinato, sono arrivato vicino a un cancelletto di legno.

Ho pensato che potesse trattarsi dell’accesso al sentiero che porta alla salita del secondo tentativo, nonostante ciò ho continuato a scendere.
Avevo gli auricolari senza filo per sentire la musica e chissà come uno è caduto a terra. Per un attimo mi è sembrato uno scarabeo o qualcosa del genere: qualcosa di vivo, insomma… e mi è preso un colpo!

Senza musica nelle orecchie ho iniziato a sentire dei rumori tra i cespugli e ho temuto che ci fosse qualche cane o chissà quale altro animale (va be’ lo ammetto, ho pensato a un lupo).
Sono sceso parecchio, ma non so dire quanto, visto che strisciavo come un serpente (altro animale che mi auguravo di non incontrare, tra l’altro).
Insomma, questa parte del tragitto non è stata una delle esperienze più belle della mia vita: cominciavo a essere paranoico.
Poi, finalmente, ho raggiunto le fasce dove mi ero fermato durante il primo tentativo.

Qui, nel giubileo, mi sono concesso un autoscatto.

Missione Pinea: compiuta!

C’è da dire che dopo due settimane la situazione rovi era notevolmente peggiorata, ma a parte questo sono arrivato velocemente in fondo.
La cacca del cinghiale educato era sempre lì, solo un po’ più secca. L’ho scavalcata e sono corso fino alla panchina.

Mi sono tolto scarpe e felpa, mi sono più o meno ripulito (anche se ero in un bagno di sudore) e ho ripreso a camminare.

Sono risalito a Pieve Alta passando dalla scalinata detta Scialla (via Chiossa).
I metadati delle foto scattate con il cellulare dicono che alle 11 e 01 ero in località Mû e che alle 11 e 51 ero davanti alla panchina. Ciò significa che la discesa è durata cinquanta minuti esatti.
Giusto per dare un’idea… alle 12 e 03 ero nuovamente in cima a via Chiossa.

Per oggi è tutto.
Alla prossima.
D.