Ciao a tutti, oggi ho intenzione di raccontarvi una storia affascinante e singolare.
La storia di una statua che è nata con uno scopo ben preciso, e che poi, siccome aveva ancora molto da dare, ne ha avuto un altro molto diverso.
Un ruolo importante e difficile. Quello di proteggere e di mostrarsi nella sua fragilità.
Ha fatto del suo meglio, la nostra statua, ma il destino a volte non tiene conto dei nobili principi; e così, quel mare a cui la sua invocazione è andata finché ha potuto, un giorno di qualche anno fa l’ha spezzata.
Senza pietà.
Il mare è vita, bellezza, fascino. Ma è anche un guerriero terribile e impietoso. E questo lo scrivo solo per ricordare a tutti che non va sfidato.
Sembra docile, ma non è così.

Per cui, se qualcuno decide per noi che è meglio non avvicinarsi troppo, forse non è il caso di lamentarsi, conviene restare a guardarlo a distanza.
Ma questo è un altro discorso e non voglio divagare troppo.
Per cui torno alla nostra storia, e vi racconto di una statua che per qualche anno, dal suo angolo di paradiso, ha protetto la gente di mare.
Una statua che il mare ha ferito e che non è più dov’era stata messa.
Ma non è una storia dal finale amaro, perché nonostante tutto lei è ancora lì, pronta per essere sistemata.
E se qualcuno vorrà, forse un giorno tornerà a invocare la sua preghiera.

Bene, dopo questa prefazione pomposa e un po’ favoleggiante (del resto fino a qualche tempo fa il genio dell’intelligenza artificiale aveva stabilito che io fossi un favolista, solo perché avevo scritto una favola che proprio favola non era)…

Dopo questa presentazione, dicevo… è arrivato il momento di approfondire per quanto possibile i fatti.
Qualche giorno fa ho cominciato una piccola ricerca su una statua che ricordavo di aver visto vicino al bar Il Casottino allo scalo Torre.
Ricerca, tra l’altro, che non è terminata, l’appello è sempre valido, se qualcuno ha delle foto della statua e vuole condividerle, questa pagina non aspetta altro.

Della statua oggi è rimasta solo la base su cui era poggiata. E la targa.
Già, perché il mare quando è arrabbiato non guarda in faccia nessuno.
Durante una mareggiata è arrivato fin lassù e l’ha fatta a pezzi.
Ma procediamo per gradi.
Come riporta la targa il 3 agosto 2008 l’Associazione Amici della Torre Pieve Ligure con una piccola cerimonia l’ha installata e inaugurata.
Nella targa, oltre alla firma dello scultore, la data e l’attestazione che il tutto è avvenuto su commissione degli Amici della Torre c’è una scritta.
Un’invocazione.
Signore, proteggi coloro che vanno in mare

Così faccio qualche domanda e devo ringraziare Gianluigi Maggi perché è lui ad avermi detto che l’opera è di Andrea Crovetto.
Tra l’altro io ricordavo che la scultura fosse un San Francesco con le braccia allargate e gli uccellini poggiati sopra, ma a quanto pare era tutta una mia fantasia.
Gianluigi era sicuro: la statua rappresentava Gesù.
Bene, dopo questa seconda prefazione utile solo a dare un po’ di colore alla storia veniamo ai fatti.
L’opera è appunto di uno scultore pievese, che ha dato lustro al suo paese in diverse occasioni.
La casualità ha voluto che Gian Angelo Bozzo negli stessi giorni avesse trovato un libretto che parlava di Andrea Crovetto e mi avesse chiesto se fossi al corrente del suo lavoro.

Dovete sapere che Bozzo è uno degli autori degli ultimi articoli dei Quaderni di Storia Locale. Quindi ogni spunto per una ricerca legata al nostro territorio è sempre occasione di discussione.
Così, prima ancora di parlare con l’autore della statua della Torre, ho avuto modo di conoscerlo un po’.

Lo storico d’arte e docente di storia dell’arte nei licei artistici genovesi Daniele Grosso Ferrando nel 2005 scriveva di lui:
Andrea Crovetto, nato a Genova nel 1969, vive e lavora a Pieve Ligure, tra il verde degli ulivi e l’azzurro del mare.
Si è diplomato al liceo artistico Paul Klee di Genova, frequentando il corso serale sperimentale dì arti visive.
Ha iniziato a dipingere quasi per gioco e oggi ha già un suo stile.
Usa una tecnica mista sperimentando materiali diversi e cercandone sempre di nuovi.
I suoi lavori su tela e su tavola sono tridimensionali e proiettati sempre di più verso la scultura.
Le sue prime mostre sono state “di strada”: tra queste ha partecipato tre volte alla rassegna Pittori in Piazza che si svolge ogni estate a Casella, vincendo nel 2000 il premio.
Ha partecipato anche a due mostre di scultura presso la fondazione Peano a Cuneo nel 2001 e 2003.
Nel 2003 ha inoltre preso parte alla collettiva “Mutazioni genetiche” presso la Galleria d’arte a Noli in provincia Savona.
L’opera di Andrea Crovetto ha come tema principale il rapporto fisico con lo spazio: l’immagine pittorica si dilata su una superficie tridimensionale alla ricerca di una compenetrazione con l’ambiente mediante un’espansione dinamica che determina una nuova percezione dell’oggetto/pittura.
In un affascinante processo metamorfico l’oggetto muta in pittura e la pittura in oggetto policromo creando immagini simbiotiche in bilico tra figurazione e aniconismo.
Crovetto gioca sulla manipolazione dell’immagine, ambiguamente sospesa tra ricordi naturalistici e trasformazioni astratte con esiti stilistici che muovendo dall’informale materico e dagli assemblaggi polimaterici dell’arte povera giungono a originali soluzioni post-concettuali.
Il colore, sganciato da ogni tipo di verosomiglianza, varia di tono e di significato ma esprime sempre una necessità interiore.
Un colore urlato di ricordo espressionista o disteso armoniosamente sulla superficie che a volte asseconda a volte spezza i ritmi compositivi.
Davvero interessante!
Di anni, tra l’altro, ne sono passai ben 20 da allora, e di cose interessanti se ne sono aggiunte parecchie.

La foto qui sopra ritrae Andrea Crovetto durante l’ultima sagra della Mimosa.
Ha alle spalle un carro, ma di questo parleremo tra un attimo.
Prima è doveroso ringraziare l’autrice della foto, Raffaella Folle, altra pievese che con il suo lavoro tiene alto il livello artistico del nostro paese.
Vi invito a seguire i suoi Scatti senza tempo, per farvi un’idea della sua bravura.

Come possiamo vedere in queste altre due foto di Raffaella Folle, Andrea Crovetto è poi stato premiato.
Sì, perché Crovetto, oltre a essere un pittore e scultore è un carrista.
Il suo carro, quello alle sue spalle nella foto sopra, non ha vinto la manifestazione ma è stato premiato per il movimento.
Sono i carri in movimento, infatti, la specialità di Andrea Crovetto.
I carri in movimento e i presepi viventi, per essere più precisi.
Due dei sei carri che ha fatto hanno vinto edizioni passate della sagra, ma è il movimento che è in grado di dar loro ad aver ricevuto maggiori consensi.
Torniamo alla nostra statua… cosa c’entra coi carri, vi chiederete?
C’entra, perché è nata per essere parte di un carro.

La vediamo qui in tutta la sua bellezza.
Il carro, fatto da Andrea Crovetto con Luca Sofia, ha partecipato a una delle sagre dei primi anni del 2000. Se qualcuno ha altre foto o ricorda in che anno fosse, sarò ben lieto di aggiornare questa parte della pagina.
E così siamo arrivati al 2008, anno in cui viene chiesto ad Andrea Crovetto se la statua del carro esiste ancora.
Sì, la statua c’è.
Perché non metterla alla Torre?
Volentieri, risponde lui.
Allora viene chiamato il fabbro di Pieve, Paolo Moresco, che si occupa della struttura metallica per l’installazione.
E finalmente la statua viene inaugurata.

Il resto ve l’ho già raccontato all’inizio, il mare è bello, ma sa essere terribile. Eccetera eccetrera.
Ma non è tutto, ci sono ancora alcune cose interessanti da dire.
Intanto, la mareggiata ha spezzato la statua ma non l’ha portata via.
Il mare si è preso una mano, ma la testa e l’altra mano sono state recuperate.
E Andrea Crovetto è disponibile per riassemblare il tutto, per cui Amici della Torre, fatevi vivi…
La statua, infatti era in realtà fatta di 4 parti: la testa, le due mani e la veste.
Quest’ultima, quella che il mare ha spezzato, era fatta di resina e iuta.
Mente testa e mani erano modellate con l’argilla.

La statua ha avuto come modello il Cristo degli abissi di San Fruttuoso di Camogli.
Le mani sono un calco delle mani del padre di Andrea Crovetto.
Purtroppo, il padre di Andrea Crovetto, pievese conosciutissimo nel paese, è recentemente mancato, quindi la componente affettiva aggiunge ulteriore valore all’opera.

I tre pezzi fatti di argilla sono stati poi ricoperti da resina e grazie alla veste hanno dato forma alla statua.
Concludo rilanciando l’appello: se avete foto della statua alla Torre contattatemi.
Alla prossima.
D.