La coppia che ha sfidato l’occupazione tedesca del castello

…intanto i figli crescevano e nascevano i primi nipotini, riempiendo di gioia i giardini e le stanze del castello.

Finché lo scoppio della guerra ha messo fine a un’epoca irripetibile, perché la vita non torna indietro.

Riprendo dal punto esatto in cui ho lasciato il racconto di Annie. Ripropongo le ultime due frasi del post precedente non a caso.

La prima, quella dei bambini nel parco, tenetela a mente, perché grazie ad alcune testimonianze affiorate dopo il racconto della regina del castello, presto pubblicherò una pagina dedicata all’argomento.

La seconda, quella legata alla guerra, perché tra poco Annie ci racconterà un’altra bellissima storia il cui scenario è proprio la Seconda Guerra Mondiale.

Una storia dove il lato umano dei protagonisti riesce a illuminare uno dei periodi più cupi del secolo scorso.

L’incanto, quindi, non è svanito.

Certo, la favola del castello e della sua regina non c’è più, ma nemmeno la guerra è riuscita a rubarle il lieto fine.

Perché, i buoni sentimenti prevalgono su tutto, come ci tiene a precisare Annie, quando le dico che parlare di guerra, specie di quella guerra, è sempre difficile.

Quindi non rubo altro spazio a questi due giovani idealisti e coraggiosi, sono sempre parole di Annie, che con i loro buoni sentimenti anche verso il nemico hanno dimostrato il valore della solidarietà e della lealtà.

Alessandro Cirla e Innocenza Monaco insieme all’ambasciatore argentino alla Santa Sede, in occasione dell’udienza privata concessa loro da Papa Pio XII

Pieve Ligure, durante la Seconda Guerra Mondiale

I nonni fuggono a rifugiarsi in un luogo più tranquillo, lontano dalle bombe.

Invece mio padre, che ha già trent’anni ed è libero da obblighi militari a causa della sua salute delicata, decide di rimanere.

Deve vigilare e difendere, nelle sue possibilità, la casa dei genitori.

Mette a rischio la sua vita, ma lui, intrepido, non ha dubbi. Resterà.

Alessandro Cirla, padre Annie
Innocenza Monaco, moglie Alessandro Cirla e madre di Annie

Con lui la giovane moglie, anche lei intrepida, mia madre.

Non abbandonano il luogo dove risiede il loro cuore. Rimangono.

Con l’aiuto di gente fedele del posto, riuniscono le cose di valore nel seminterrato, che ricordo enorme, oscuro e misterioso.

Addossano tutto alla parete più nascosta, e le costruiscono davanti un’altra parete. Usano le grandi pietre che erano avanzate dopo i lavori di costruzione, e poi le sporcano per mascherarle.

Grazie a Dio il trucco non viene scoperto!

Innocenza Monaco e Alessandro Cirla

Arriva così il momento in cui si presentano i Tedeschi.

Subito non sono ostili, erano ancora alleati, anche se è solo apparenza.

Perquisiscono il castello, quindi vi installano dentro l’alto comando militare della zona.

I miei genitori si rifugiano nella Pineta, il villino annesso al castello.

Il villino la Pineta in costruzione

Mio padre parla il tedesco, ha una nonna austriaca, del tempo di Francesco Giuseppe.

Lui e il colonnello mantengono un rapporto di reciproco rispetto.

I primi ufficiali tedeschi che arrivano al castello sono persone colte, educate. Amano parlare di musica e altre arti

Più avanti questi verranno sostituiti dalle S.S. ben differenti e molto più pericolose.

I miei, dalla Pineta, vigilano. Ma non possono impedire l’avanzare del deterioramento che affligge l’interno del castello e le sue raffinate decorazioni.

L’interno del castello

L’occupazione sta lasciando un’impronta che sarà ardua da cancellare.

In quei giorni difficili viene anche lanciata una bomba che ha come obiettivo la torre del castello.

La bomba cade una decina di metri più lontano, e purtroppo fa una vittima fuori dalle mura.

L’effetto dell’esplosione, col suo fragore spaventoso, frantuma tutte le vetrate del castello.

Sono simili a quelle delle cattedrali: grandi, multicolore. Legate a piombo.

Un luccichio di schegge scintilla al sole, ricoprendo tutto come una messe di brillanti.

Innocenza posa per la fotografia davanti alla garitta della sentinella nel parco

Il bombardamento mette in allarme i tedeschi. La loro intenzione è di mozzare la torre per rendere meno visibile dal mare il comando militare.

Ma il capomastro, che aveva lavorato per noi anni prima e che, come tutti i Pievesi, si sente orgoglioso del castello del suo paese, avvisato da mio padre corre in aiuto.

Si presenta e riesce a persuadere il comando, spiegando che l’abbattimento della torre, anche se parziale, avrebbe fatto crollare parte dell’edificio.

Quel buon uomo ha mentito per difendere il castello di Pieve e si è esposto alle terribili rappresaglie tedesche. Per questo, tutti dobbiamo essergli riconoscenti.

La torre del castello

Un giorno, senza preavviso, i tedeschi si ritirano dal castello. Nessuno sa perché.

I miei li vedono sfilare. Restano attoniti, sperano che sia un addio definitivo.

Le condizioni del castello non sono buone: le fondamenta verso il mare sono state messe a nudo e una fossa molto profonda è stata scavata per accogliere un cannone enorme.

Un’arma potente che per fortuna non è mai arrivata.

Alessandro e Innocenza

Col suo naturale ottimismo, mio padre si convince che i tedeschi non torneranno più e decise di raccogliere il ferrame che hanno lasciato e di usarlo per ricoprire la fossa.

C’è molto lavoro da fare, lui da solo non riuscirebbe. Così chiede aiuto alla gente di Pieve, che anche in questa circostanza non si tira indietro.

Riesce anche a vendere un po’ del materiale recuperato, ed è un bene perché i fondi scarseggiano dopo tanti anni di guerra e separazione dalla famiglia.

Innocenza e Alessandro

Qualche giorno dopo l’abbandono dei tedeschi, mentre mia madre sta prendendo placida il sole in giardino, con accanto la culla che ha dentro mio fratello, le si presenta davanti un ufficiale inviato dal Comando. È lì per verificare il mantenimento delle istallazioni.

Mio padre non c’è, mia madre è sola con il piccolo.

Per fortuna l’ufficiale posa gli occhi sulla culla e vede mio fratello. È un angioletto biondo e rosato che gli ricorda il figlio.

Intenerito, mostra a mia madre alcune fotografie, si sfoga con lei. Soffre per la separazione dalla famiglia, soffre per l’atrocità della guerra.

Mia madre cerca di prolungare più che può la conversazione, intuendo che sia l’unica possibile via di salvezza. Sa che se l’ufficiale porta a termine il compito per cui è venuto, il dopo non può che essere una condanna a morte.

Finché l’ufficiale guarda l’orologio, dice che si è fatto tardi e chiede se ci sono novità. Poi se ne va.

Annie e Roberto Cirla, figli di Alessandro e Innocenza, da bambini

Arrivano così gli ultimi giorni della guerra.

Un drappello di tedeschi fugge lungo l’Aurelia. I miei genitori, dalle finestre della Pineta, lo vedono passare.

Sul ciglio della strada c’è un soldato ferito. È molto giovane e si sta dissanguando. Lo vedono stremato, sta per cadere a terra, mentre gli altri tedeschi corrono via e lo lasciano indietro.

Mia madre rimane colpita, è poco più di un bambino. Si immedesima in sua madre, non può permettere che muoia così. Allora insiste, chiede a mio padre di andare a prenderlo. E lui va.

Dalle case la gente urla parole ostili. Mio padre, sfidando improperi e grida minacciose, va a prenderlo. Lo porta a casa e, con difficoltà, trova un dottore disposto a curarlo.

Quando alla fine il ragazzo si rimette, lo convincono a consegnarsi come prigioniero di guerra.

Ha solo diciassette anni.

Mi chiedo se sia ancora vivo. E se abbia raccontato ai suoi figli e nipoti che deve la vita ai miei genitori. Spero di sì. Vorrei che sapessero di questa coppietta intrepida, che in quei momenti cruciali ha agito senza provare né odio, né paura.

La Pineta, il villino annesso al castello, costruito per Alessandro e Innocenza

E alla fine l’incubo giunge al termine.

La famiglia può finalmente riunirsi. Con sacrificio riesce a porre rimedio ai danni subiti dal castello. Decide di utilizzare parte della fossa per costruire una scalinata che dalla parte frontale del castello scende verso il mare. È una struttura grandiosa che risalta la bellezza maestosa della facciata.

Innocenza Monaco

Il dopo è un costante tentativo di riprendere a vivere la vita di sempre.

Siamo giunti così alla conclusione del racconto.

Dopo la guerra la mia famiglia ha passato nel castello anni sereni, con lunghi periodi di villeggiatura e riunioni familiari o con gli amici sopravvissuti.

I nonni invecchiavano e noi nipoti crescevamo. L’incantesimo, però, era finito. Nulla poteva essere più come prima.

Il mondo era cambiato e la vita, con la sua durezza, si era fatta strada fra quelle mura così solide.

La guerra, insieme ad altre vicende familiari, ha sgretolato la fortuna della famiglia di Ernesto Cirla.

La barca a vela, grande passione di Alessandro Cirla

Mio padre, il giovane musicista che amava ascoltare il suono del mare mentre accarezza gli scogli, quel giovane coraggioso che ha sfidato l’occupazione tedesca del castello, non ha potuto vincere la battaglia contro la malattia.

Quasi al contempo, morì il padre, e morì il figlio.

Nonna Annie non tornò più a Pieve, e il castello fu venduto a un armatore russo.

Era il 1956.

Annie Imperatori, la regina del castello di Pieve

Oggi il castello non è più della sua regina, è vero. Ma grazie a lei e al coraggio della sua famiglia è giunto fino ai nostri giorni.

E ci sarà sempre.

Ernesto Cirla
Alessandro Cirla in barca a vela con due amici
Gigi Massone, amico fraterno di Alessandro Cirla

A presto

D.

Un grazie di cuore ad Annie per aver condiviso con noi il suo racconto e ai suoi figli Juan Carlos e Silvia per l’aiuto che hanno dato

4,8 / 5
Grazie per aver votato!

Pubblicato da lincredibilestoria

Sono nato a Genova nel 1973 e vivo a Pieve Ligure, nel Golfo Paradiso, con mia moglie e i miei due figli. Laureato in Economia Marittima e dei trasporti sono impiegato nel settore del commercio. Appassionato di musica negli anni 90 ho realizzato con due amici il primo sito web dedicato a Lucio Battisti. Il mio romanzo “L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi” (LFA Publusher, 2019) è stato finalista della seconda edizione del concorso “Romanzi in cerca di autore” realizzato da Passione Scrittore con Mondadori Store e Kobo Writing Life. “Frammenti di razionale confusione” (New-Book Edizioni, 2020) ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del secondo Concorso Letterario New-Book Edizioni. Nel 2020 un mio racconto dal titolo "Vicoli" viene incluso nella collana "Racconti liguri. Vol. 2" (Historica Edizioni EAN: 9788833372013) grazie al concorso indetto dalla Historica Edizioni "Racconti liguri 2020". Il primo volume dell'antologia "Un Natale Horror 2020" (ISBN 9798581288856 - letteraturahorror.it) contiene un mio racconto dal titolo "Alcune distrazioni". Nella raccolta "Corde, delitti e altri misteri" (ISBN ‎ 979-8784705129 - #autorisolidali, dicembre 2021) è incluso un mio racconto dal titolo "La ragazza della cisterna di Ponte Vecchio". "Il racconto di un piccolo cane" appare nell'antologia "Letteratura per il nuovo millennio" (ISBN 978-88-946367-8-9 - QUIA Edizioni, giugno 2022). "Storie di treni, di stazioni e di esplosioni" è inserito nella raccolta della ivvi.it "Scrittori italiani, libro rosso" (settembre 2022). Nel novembre del 2022 la Brè Edizioni pubblica "C'era una volta Lorenzo - Gli ultimi istanti di un uomo sbagliato" (ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1259702838), finalista della sesta edizione dell’iniziativa letteraria Fai viaggiare la tua storia, organizzata da Libromania con De Agostini Libri. Dalla collaborazione con il Centro Studi Storie di Jeri, che si occupa di storia locale inerente ai comuni di Bogliasco, Pieve Ligure e Sori, nasce la pubblicazione del saggio "La favola del castello di Pieve Ligure" nel XV Volume dei Quaderni di Storia Locale (Novembre 2023). La giuria del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria ha scelto il racconto "Dall’alba al tramonto" per essere inserito nell’antologia dedicata al centenario calviniano dal titolo Camminando sul sentiero dei nidi di ragno (De Ferrari, EAN 9788855036320, Dicembre 2023). Il 6 luglio 2024 a Trecastagni in provincia di Catania "Andrà tutto bene" è stato premiato come miglior racconto thriller/noir della III Edizione del "Premio Letterario Notte Noir" organizzato da "Charm of Art" e "Thriller NORD" e inserito nell'antologia "Notte noir e non solo". Nel settembre del 2024 il Centro Studi Storie di Jeri pubblica il mio saggio "I corsi d’acqua di Pieve Ligure" nel XVI Volume dei Quaderni di Storia Locale. Il 15 ottobre 2024 la Delos Digital pubblica una raccolta di brevissimi racconti dal titolo "365 racconti gialli, thriller e noir" (ISBN: 9788825429657) che include il mio "La forma dei pensieri". Nel maggio del 2025 la Montag pubblica nella collana Le Fenici "Mondo piccolo, tre racconti di piccoli mondi e di mondi piccoli"' (ISBN: 9788868928704), che contiene: "Piccolo mondo", "Quel bene comune chiamato strada" e "La confessione di Mario T, di professione editore (o presunto tale)".

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