Marrazzo e Rapallo (La buca 12)

Ancora Rapallo, ancora Marrazzo: questa volta al Circolo Golf e Tennis

Marrazzo non è un ladro e non ha mai scassinato niente. Al massimo ha scavalcato il muro di cinta del campo da golf di Rapallo o ha rubato un po’ di cancelleria in ufficio. Ok, Nicoletta gli ha assicurato che non c’è nessun rischio, e che si tratta di ridare vita a vecchie cose, non di rubarle. Ma la legge non ragiona così, per reati del genere si finisce in galera.

L’ingresso del Circolo Golf e Tennis di Rapallo

La buca 12

Un uomo e una donna sono sdraiati uno accanto all’altra. Lei è minuta, ha il viso pulito e l’acconciatura da ragazzina. Lui è vestito sportivo, ha i capelli spettinati e dimostra molti meno anni di quelli che ha. Visti da lontano potrebbero essere scambiati per una coppia di liceali che ha appena vissuto qualcosa di molto intenso, ma non è così. O meglio, hanno effettivamente vissuto qualcosa di stravolgente, ma non sono una coppia, né tanto meno due liceali.

L’uomo poco fa si è tolto la giacca e l’ha distesa a terra. Una bella giacca tra l’altro, probabilmente la migliore che ha. La donna ha apprezzato la cortesia e si è adagiata accanto a lui. Adesso le loro spalle si toccano, e tutti e due ne sono contenti. L’erba è umida, e fa freddo.

L’uomo è pensieroso, come lo è la donna, del resto. Nessuno dei due ha voglia di parlare, e nessuno dei due ha voglia di alzarsi. Stanno riposando. Si stanno letteralmente rigenerando, anche se non lo sanno. Sono molto più stanchi di quanto credano, ma in questo momento capiscono solo di stare meglio. È una sensazione piacevole, davvero molto piacevole.

La donna ha la testa schiacciata sulla sua borsa. Tiene coperto lo stomaco con la manica della giacca che l’uomo si è tolto per non farle poggiare la schiena sull’erba. Un gesto fuori dal tempo che l’ha fatta sentire speciale.

La manica, comunque, la scalda solo da un lato, ma è sufficiente. Per l’altra metà c’è il calore che proviene da lui, dall’uomo con cui, un paio di ore fa, ha condiviso qualcosa di inspiegabile. Qualcosa che la donna vorrebbe chiarire, sebbene le manchi il coraggio.

Anche l’uomo ha pensato molto a quel qualcosa, ma adesso non ha più intenzione di farlo. Ha liquidato la questione nella maniera più semplice e veloce: è impossibile, quindi non è successa. Per il momento ha un problema più terra terra da risolvere, gli fa male il collo e ha freddo alla schiena.

Ha appallottolato l’altra manica, quella che non sta usando la donna, e l’ha sistemata a mo’ di cuscino sotto alla testa. La sta stropicciando, ma tanto ormai la giacca è da portare in lavanderia. Uno di questi giorni ci penserà, o più probabilmente chiederà a sua madre di farlo.

Intanto il collo, almeno per il momento, è sistemato. Ora deve trovare una soluzione per la schiena. È per tre quarti sull’erba, e il maglione che indossa è bagnato. Non gli resta che girarsi su un fianco, il che è anche meglio, così può vedere la donna senza doversi voltare.

Gli piace guardarla, a maggior ragione in momenti come questo. Mentre non parla e non lo guarda. Gli piace ascoltare il suo respiro e immaginare i suoi pensieri. Vedere il suo petto che sale e scende, seguendo il respiro. Se non rischiasse di essere frainteso le appoggerebbe una mano sulla tempia solo per sentire il battito del suo cuore. È certo che sarebbe sufficiente a calmarlo, a cancellare ogni preoccupazione. Peccato, però, che il collo abbia ripreso a fargli male e che la schiena umida gli abbia fatto tornare in mente quel qualcosa. Lo stesso qualcosa a cui sta pensando la donna. Lo stesso qualcosa che lui vuole a tutti i costi ignorare. E se in qualche modo ci sta riuscendo, è solo perché il dolore è sempre più difficile da sopportare.

Nonostante tutto, rimane fermo in quella posizione innaturale. Perché, come la donna ha capito dal primo momento in cui l’ha visto, l’uomo è una persona gentile, e per farla stare bene è disposto a rinunciare alla propria comodità.

Qualche metro più in là, una bandierina svolazza indifferente. È gialla ed è controllata a vista da una delle tante telecamere di sicurezza che l’uomo ha eluso per arrivare fino a lì. Non è la prima volta che succede, e non è nemmeno la prima volta che porta qualcuno in quel posto.

Molte ore prima (gli sembra passata una vita) aveva pensato che avrebbe portato la donna a casa sua. Avrebbe potuto, e lei probabilmente avrebbe accettato. Poi però ha preferito portarla lì. Aveva bisogno di pace, ne avevano entrambi.

Non si è pentito della scelta, a lui ha fatto bene; si augura che ne abbia fatto anche a lei.

Il campo da Golf di Rapallo

La prima volta che l’uomo ha scavalcato il muro di cinta del campo da golf di Rapallo aveva dodici anni. Un suo compagno di classe gli aveva mostrato il punto dove passare, perché a sua volta suo fratello maggiore lo aveva mostrato a lui, e lui, da solo, non aveva avuto il coraggio di provare.

L’uomo, che a quel tempo era poco più di un bambino, attirato dal proibito e dal desiderio di apparire migliore, si era arrampicato senza ragionare. Con suo stupore, era arrivato facilmente in cima al muretto. A quel punto non gli restava che saltare. Già, ma da che parte?

Tornare in strada gli era parsa la cosa più sensata. Il salto era meno alto e, soprattutto, non era illegale. In più, chi gli diceva che arrivato nel parco, poi sarebbe stato in grado di scavalcare anche da quella parte? Cosa avrebbe fatto se non avesse trovato un passaggio? L’unica certezza era che alle dieci meno un quarto doveva essere a casa, e se voleva continuare a uscire le sere gli conveniva rispettare il coprifuoco. Sarebbe stato meglio non farsi coinvolgere in una situazione del genere, ma ormai lo aveva fatto e non poteva rimanere a lungo sul muretto. Doveva prendere una decisione velocemente.

Non entrare nel parco sarebbe stata una vittoria solo a metà, in pratica una sconfitta. Così aveva dato una rapida occhiata di sotto e, dopo aver calcolato che ce l’avrebbe fatta, si era lanciato nel vuoto. Si era sentito invincibile.

Arrivato a terra aveva sentito un leggero dolore alle caviglie, ma era tutto intero. E aveva vinto. Ora doveva condividere il successo con qualcuno, altrimenti non sarebbe stato vero. Per cui aveva chiamato Il compagno di classe, e anche lui, per non essere da meno, aveva scavalcato.

Non lo sapevano ancora, ma se avessero percorso una ventina di metri, il salto sarebbe stato molto più semplice. Mentre quello che avevano appena fatto era una specie di iniziazione, una prova di coraggio che i ragazzi più grandi imponevano ai più piccoli.

Ora che erano dentro, non sapevano cosa fare. Tornare subito in strada sarebbe stato uno spreco, quel posto era enorme. Per un po’ avevano camminato a zonzo, con il solo aiuto della luce della luna, finché un rumore li aveva incuriositi. All’inizio avevano pensato che non fosse niente di interessante, lo avevano confuso con il gracidare delle rane. Ma poi lo strano rumore si era trasformato in una specie di lamento, quasi un pianto. Arrivava da un salice piangente, e i ragazzi avevano creduto che si trattasse proprio dell’albero. Ma avvicinandosi, il pianto si era nuovamente trasformato. Era diventato un alternarsi di mugolii e respiri irregolari, cadenzati da un ticchettio metallico.

I due si erano affacciati timidamente dietro al tronco dell’albero e avevano visto due natiche bianche salire e scendere. Il ticchettio proveniva da una cintura che sbatacchiava contro il terreno. Apparteneva a un gigante dalla schiena sproporzionata, sicuramente era un pallanuotista. Un tipo da evitare, insomma, specie in momenti come quello.

Sotto di lui spuntava una massa bionda di capelli che lasciava scoperta una bocca macchiata di rossetto. I vagiti uscivano dalle sue labbra.

I ragazzi si erano guardati negli occhi e dopo un cenno d’intesa si erano allontanati silenziosamente. “E adesso cosa facciamo?” si erano chiesti. Non avendo trovato risposte erano tornati nel punto in cui avevano scavalcato poco prima.

Da quella parte il muro era almeno mezzo metro più alto, e non c’erano appigli per arrampicarsi. Il ragazzo che con gli anni sarebbe diventato l’uomo che adesso è sdraiato accanto alla buca 12 si era offerto di prendere l’amico sulle spalle. Sollevandolo gli aveva fatto raggiungere la cima del muretto. Ora però doveva trovare il modo di passare anche lui. Erano le nove passate, non aveva molto tempo.

Aveva provato a lanciarsi prendendo la rincorsa, ma non era servito a molto. Si era guardato in giro e non aveva trovato niente che potesse aiutarlo.

Rabbia e paura lo stavano facendo impazzire. Riusciva a stento a trattenere le lacrime. Gli sarebbe bastato camminare qualche metro e avrebbe trovato almeno tre punti in cui era facile arrampicarsi, ma come spesso accade, la cosa più ovvia da fare non viene nemmeno presa in considerazione.

Un minuto dopo (che però a lui era sembrato molto di più) la voce dell’altro ragazzo lo aveva fatto tornare in sé. Era in ginocchio sul muretto e gli stava porgendo un bastone che aveva recuperato in strada. “Forza, vieni, ma non farmi ricadere di sotto”. Lo aveva afferrato e spingendosi era arrivato a metà del muro. L’altro ragazzo però aveva mollato la presa, e lui si era ritrovato a terra con un gomito sbucciato.

Al secondo tentativo era riuscito a raggiungere la cima del muretto con le mani, ma arrivato lì gli erano mancate le forze per sollevarsi. Era rimasto appeso, mentre l’altro ragazzo provava inutilmente a tirarlo su. Erano entrambi sfiniti e spaventati. Le braccia non lo avevano retto più, ed era nuovamente cascato a terra.

Il terzo tentativo era stato pressappoco la copia del secondo, ma con ancora meno forza. Quando ormai tutto era perduto, e il ragazzo appeso al muretto si stava per lasciar cadere, qualcosa lo aveva spinto da sotto. Era stata una spinta decisa, non forte, ma sufficiente per fagli raggiungere la cima con tutto il corpo. Da lì aveva guardato sotto, e, a differenza di quello che aveva pensato, non era stato il pallanuotista ad aiutarlo, ma la ragazza bionda con la bocca macchiata di rossetto. L’aveva ringraziata frettolosamente ed era corso a casa per non arrivare in ritardo.

Durante la notte aveva pensato molto a quella ragazza. Gli sarebbe piaciuto ringraziarla meglio, aveva pensato che alla prima occasione le avrebbe regalato dei fiori.

Invece non l’avrebbe mai più rivista.

Nei giorni a seguire, il pensiero della ragazza era lentamente sparito, mentre quello del campo da golf aveva preso il posto di ogni cosa. Ne aveva parlato con l’altro ragazzo, e avevano deciso che sarebbero tornati nel parco insieme a un paio di amici.

In poco tempo la voce si era sparsa, e da un paio gli amici erano diventati una decina. Purtroppo però la voce era arrivata anche ai ragazzi del liceo Da Vigo, e questi, tramite lo stesso fratello maggiore da cui tutto era partito, avevano mandato un messaggio molto chiaro: il campo da golf era territorio loro, e chiunque avessero trovato dentro, sarebbe finito male.

La minaccia aveva causato quattro o cinque defezioni, ma non era stata sufficiente a farli rinunciare. Così la sera stabilita, il gruppetto aveva comunque scavalcato il muro di cinta, ed effettivamente aveva trovato qualcuno ad aspettarlo. Il caso aveva voluto che fossero precisamente in sette contro sette, e che avessero un Super Tele rosso. La guerra di territorio si era conclusa con una partita a pallone vinta dai ragazzi più grandi. Loro, comunque, si erano guadagnati il diritto di entrare nel campo ogni volta che volessero. Ne era valsa la pena.

L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi

Erano anni che l’uomo non pensava a quell’episodio. È un ricordo dolce, legato a un periodo importante della sua vita, che in realtà è durato molto poco. Dopo la terza media, infatti, i vari componenti del gruppo avevano preso strade diverse, e lui era rimasto l’unico a continuare a scavalcare.

Gli altri ragazzi che entravano nel parco non erano come i suoi vecchi amici, fumavano spinelli e si ubriacavano. Anche per questo, dopo qualche anno, erano comparse le prime telecamere. Ma soprattutto per questo, lui aveva sentito il bisogno di trovare un posto suo, un luogo nascosto dove sentirsi libero.

La buca 12 era molto distante da raggiungere. I ragazzi che entravano per stare tranquilli con le ragazze avevano troppa fretta di rimanere appartati per spingersi così lontano. Quelli che volevano fumare o ubriacarsi dovevano avere una via di fuga vicina. La buca 12 non sarebbe andata bene a nessun altro che a lui. Era perfetta, ma doveva comunque stare sempre all’erta.

Qualcuno gli aveva raccontato che un ragazzo era stato denunciato per atti osceni in luogo pubblico. Un metronotte aveva sorpreso una coppia proprio sul più bello. Si diceva che avesse avuto pietà della ragazza e che l’avesse lasciata andare. Ma al ragazzo non era andata altrettanto bene. Oltre alla denuncia aveva dovuto pagare un sacco di soldi al circolo. Lui non sapeva se crederci, in ogni caso faceva attenzione e al primo sospetto scappava via. In tanti anni, aveva rischiato di finire nei guai una sola volta. Aveva tredici anni ed era seduto vicino alla buca 12, in quel periodo non c’erano ancora le telecamere. Stava sfogliando una rivista degli anni ottanta di nome Blitz, con foto di ragazze famose poco vestite. A dire il vero, non erano più né famose né ragazze da almeno quindici anni, ma un tredicenne non bada a piccolezze simili. L’aveva comprata per poche migliaia di lire, incellofanata insieme ad altre due riviste, un Gin Fizz e un Turbo. Gliele aveva vendute un edicolante accondiscendente a cui aveva detto che le stava comprando per suo zio. Si era portato dietro un sacchetto di plastica e gli aveva chiesto di metterle dentro. Era stato facile, e soprattutto si era trattato di un vero affare.

Nei giorni a seguire aveva venduto a due suoi compagni di scuola le altre due riviste. Per il Turbo era riuscito a farsi dare la stessa cifra che aveva pagato per l’intero pacchetto (Turbo mostrava anche la parte bassa delle ragazze, quindi valeva di più), mentre per il Gin Fizz gli avevano dato un pacchetto di Lido Blu appena cominciato, probabilmente preso di nascosto ai genitori. Liberarsi del Turbo gli era dispiaciuto, del Gin Fizz invece no, perché c’erano solo foto di maggiorate e a lui non piacevano. Allora la pensava così.

Quella sera, quella in cui aveva rischiato grosso, si era anche acceso una delle sue prime sigarette. Tutto preso dalla lettura, o forse sarebbe meglio dire dalle fotografie delle ragazze a seno nudo, si era sentito chiamare. Le parole esatte erano state: “Hey giovane!” Lo ricordava alla perfezione. Aveva lasciato lì ogni cosa e, correndo con tutta la forza che aveva, era riuscito a seminare quello che in certi suoi futuri racconti sarebbe diventato “il vecchio guardiano”, in altri “il vecchio vigile” e in altri ancora “il vecchio metronotte”. Chi e cosa realmente fosse, è un mistero ancora oggi. Avrà avuto al massimo quarantacinque anni, ma per il ragazzo era semplicemente “il vecchio”.

Per qualche giorno si era aspettato che i suoi genitori ricevessero una telefonata, ma per fortuna non era successo. Oltre alla sua presenza nel campo da golf, avrebbe dovuto spiegare cosa ci facessero i suoi pantaloni sotto a una rivista vietata ai minori, con un pacchetto di sigarette nella tasca, tra l’altro.

L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi

Marrazzo sta sorridendo, il ricordo della fuga in mutande lo ha fatto tornare di buonumore. A dire il vero il merito è tutto dell’abbuffata di focaccia, ora che ha lo stomaco pieno si sente rinato e riesce a provare tenerezza anche per una brutta esperienza come quella.

Non la ricorda con precisione, sono passati tanti anni e mentre correva la paura aveva reso tutto caotico. Non saprebbe dire nemmeno quanto fosse durata. Ricorda solo che la distanza tra lui e il muro di cinta non finiva mai, e che più di una volta aveva pensato di fermarsi e di lasciarsi prendere.

Adesso ringrazia il cielo che non sia andata così, allora era solo un ragazzino, e quell’uomo poteva anche essere un maniaco sessuale.

L’ultimo ricordo che ha dentro il parco è di lui che si arrampica con il cuore che gli esplode, dopodiché ha un vuoto di memoria. Tutto ciò che è avvenuto in strada si è completamente perso. Più di una volta ha cercato di immaginare cosa potesse essere successo, ma niente. Tutto sparito. Meglio così, perché la sua corsa in mutande tra i palazzi non era passata inosservata e aveva fatto ridere parecchie persone.

Il ricordo successivo è di lui che in fretta e furia corre nella sua stanza. Gli era andata bene, i genitori stavano guardando la televisione a tutto volume nella camera da letto. Infatti aveva dovuto urlare per fargli sentire che era tornato a casa. Questo, almeno, era quello che aveva sempre creduto lui. La realtà era che i coniugi Marrazzo si stavano godendo in piena libertà l’assenza del figlio, e il rumore della chiave nella toppa li aveva costretti a infilarsi velocemente sotto alle coperte e ad accendere il televisore.

L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi

Il viaggio per arrivare fino al campo da golf era stato lungo, ma nessuno dei due aveva aperto bocca, a eccezione di un breve scambio di parole appena saliti sull’Ape.

Marrazzo aveva detto: “Ti porto in un posto tranquillo, ok? C’è da scavalcare un muretto, ma visto cosa abbiamo appena fatto non penso che sia un problema”.

“Per me va bene tutto, basta che alle sei e mezza mi porti in stazione”.

Dopo si erano barricati nei loro pensieri. A un certo punto Marrazzo si era fermato ed era sceso dall’Ape. “Mi aspetti che faccio una cosa? Ci metto cinque minuti”. Lei non aveva risposto, aveva pensato che dovesse fare pipì anche se si era fermato in un punto poco isolato. A lei scappava da impazzire, lo aveva invidiato.

Marrazzo era ritornato poco dopo con un sacchetto di carta pieno di focaccia calda. “Tieni”, le aveva detto, “la fa un fornaio mio amico, è squisita, ma stai attenta che scotta, è appena uscita dal forno”.

“Ha un profumo buonissimo, posso mangiarne un pezzetto?”

“Certo, l’ho presa apposta. Ci sono anche due brioche, una alla crema e una al cioccolato, sono calde anche quelle”.

Il Monastero di Valle Christi

Erano entrati nel campo da golf passando dal Monastero di Valle Christi. Marrazzo l’aveva aiutata a scavalcare, e Nicoletta, non riuscendo più a resistere, aveva confessato di dover fare la pipì. Lui le aveva detto di seguirlo, stando bene attenta alle telecamere e l’aveva portata davanti a un boschetto.

“Vai pure, io ti aspetto qui”.

“Grazie”, aveva risposto lei, e poi, indicando la chiesa, “è bellissima”.

“Sì, mi sembrava in tema con la serata. Credo che sia un vecchio monastero sconsacrato. Non so dirti altro”.

Poco dopo si erano seduti vicino alla buca 12 e avevano mangiato in silenzio. Lei poco, lui non aveva avanzato niente.

“Non ci siamo nemmeno lavati le mani”, Nicoletta aveva parlato più tra sé e sé che con lui.

“Già, e tu hai fatto pure pipì!” Marrazzo aveva fatto la faccia schifata.

“Quella è il minimo. Chissà quante schifezze abbiamo toccato in quella casa”.

Marrazzo non aveva voglia di parlare della casa. Non in quel momento, perlomeno. Si era tolto la giacca e l’aveva riversata a terra a mo’ di stuoia. “Vieni, sdraiati qui, l’erba è fredda”, e poi erano rimasti a lungo in silenzio, condividendo solo il calore della spalla e una Pall Mall arancione.

Il Monastero di Valle Christi

Da lontano si sente echeggiare uno stormo di uccelli che anticipa l’alba. Lo vedono passare sopra le loro teste e sparire dietro le colline.

Marrazzo è scomodo e il dolore gli fa tornare in mente lo strano mal di schiena che ha sentito (o che crede di aver sentito) dentro a quella casa. Un brivido lo percorre dalla testa ai piedi. È un tremore involontario, fulmineo, ma abbastanza evidente da permettere a Nicoletta di notarlo.

Un gallo canta il suo chicchirichì stonato, cercando di nascondere il ragliare di un asino.

“Dovremmo parlarne”.

“Parlare di cosa?”

“Non fare finta di niente. Io ho sentito una voce… e anche tu…”

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Pubblicato da lincredibilestoria

Sono nato a Genova nel 1973 e vivo a Pieve Ligure, nel Golfo Paradiso, con mia moglie e i miei due figli. Laureato in Economia Marittima e dei trasporti sono impiegato nel settore del commercio. Appassionato di musica negli anni 90 ho realizzato con due amici il primo sito web dedicato a Lucio Battisti. Il mio romanzo “L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi” (LFA Publusher, 2019) è stato finalista della seconda edizione del concorso “Romanzi in cerca di autore” realizzato da Passione Scrittore con Mondadori Store e Kobo Writing Life. “Frammenti di razionale confusione” (New-Book Edizioni, 2020) ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del secondo Concorso Letterario New-Book Edizioni. Nel 2020 un mio racconto dal titolo "Vicoli" viene incluso nella collana "Racconti liguri. Vol. 2" (Historica Edizioni EAN: 9788833372013) grazie al concorso indetto dalla Historica Edizioni "Racconti liguri 2020". Il primo volume dell'antologia "Un Natale Horror 2020" (ISBN 9798581288856 - letteraturahorror.it) contiene un mio racconto dal titolo "Alcune distrazioni". Nella raccolta "Corde, delitti e altri misteri" (ISBN ‎ 979-8784705129 - #autorisolidali, dicembre 2021) è incluso un mio racconto dal titolo "La ragazza della cisterna di Ponte Vecchio". "Il racconto di un piccolo cane" appare nell'antologia "Letteratura per il nuovo millennio" (ISBN 978-88-946367-8-9 - QUIA Edizioni, giugno 2022). "Storie di treni, di stazioni e di esplosioni" è inserito nella raccolta della ivvi.it "Scrittori italiani, libro rosso" (settembre 2022). Nel novembre del 2022 la Brè Edizioni pubblica "C'era una volta Lorenzo - Gli ultimi istanti di un uomo sbagliato" (ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1259702838), finalista della sesta edizione dell’iniziativa letteraria Fai viaggiare la tua storia, organizzata da Libromania con De Agostini Libri. Dalla collaborazione con il Centro Studi Storie di Jeri, che si occupa di storia locale inerente ai comuni di Bogliasco, Pieve Ligure e Sori, nasce la pubblicazione del saggio "La favola del castello di Pieve Ligure" nel XV Volume dei Quaderni di Storia Locale (Novembre 2023). La giuria del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria ha scelto il racconto "Dall’alba al tramonto" per essere inserito nell’antologia dedicata al centenario calviniano dal titolo Camminando sul sentiero dei nidi di ragno (De Ferrari, EAN 9788855036320, Dicembre 2023). Il 6 luglio 2024 a Trecastagni in provincia di Catania "Andrà tutto bene" è stato premiato come miglior racconto thriller/noir della III Edizione del "Premio Letterario Notte Noir" organizzato da "Charm of Art" e "Thriller NORD" e inserito nell'antologia "Notte noir e non solo". Nel settembre del 2024 il Centro Studi Storie di Jeri pubblica il mio saggio "I corsi d’acqua di Pieve Ligure" nel XVI Volume dei Quaderni di Storia Locale. Il 15 ottobre 2024 la Delos Digital pubblica una raccolta di brevissimi racconti dal titolo "365 racconti gialli, thriller e noir" (ISBN: 9788825429657) che include il mio "La forma dei pensieri". Nel maggio del 2025 la Montag pubblica nella collana Le Fenici "Mondo piccolo, tre racconti di piccoli mondi e di mondi piccoli"' (ISBN: 9788868928704), che contiene: "Piccolo mondo", "Quel bene comune chiamato strada" e "La confessione di Mario T, di professione editore (o presunto tale)".

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